Benvenuti a bordo di Cadeau
La curiosità è una grande virtù, ma al contrario di altre non si stanca facilmente con l’esercizio. Se non conoscete Cadeau, qui troverete un piccolo tour virtuale che inizia dalla sensuale e snella poppa. Sicuramente vi chiederete perché la stessa zona delle barche moderne è più larga. Beh, provatele, comparatele e troverete la risposta da voi…
La timoneria è all’estremità posteriore della barca, comoda per il timoniere e circondata da tutti gli strumenti che un timoniere serio ha bisogno, ovvero le vele e tre bussole. Altri strumenti e trivialità moderne sono state spazzate via dai quaranta ruggenti lasciando solo la poesia a guidare il timoniere inspirato, che automaticamente ne beneficia accrescendo la sua sensibilità alla conduzione.
Proprio di fronte c’è il pozzetto, cockpit (ovvero pozzo dei galli) in inglese. Inutile sottolineare che la provenienza del nome è incerta, anche perché quando il tavolo è pronto per accogliere piatti di legno, bottoglie pregiate e bicchieri da degustazione al tramonto del sole uno fa fatica ad immaginare a galli che si spennano tra di loro. Probabilmente una spiegazione si può intravedere in navigazione dura, combattendo con un macello di cime, verricelli, scotte e maniglie in rapido spostamento per preparare una strambata, senza dimenticare il massiccio boma che può scorrazzare da una parte all’altra a 40 miglia orarie, giocando a golf con la sfortunata testa che si troverà nel suo cammino e trascinandosi i vari rimandi della scotta che frusteranno l’equipaggio incuranti di età, sesso e razza. Raramente si naviga così nei charter, quindi non preocupatevi.
Dal pozzetto il PASSAuomo (quindi non lo STAIuomo, visto che tutti ci si appiccicano con ardore) dà accesso alla scaletta e quindi alla magnicica cabina tutta di teck satinato, moquette e tessuti blu brillante. Subito a sinistra la cambusa e la cucina, ricca di spezie, strumenti per il cuoco, erbe, bicchieri, enorme frigo, forno e ingredienti segreti. A destra invece il regno privato del capitano, ovvero il tavolo di carteggio, circondato dal quadro elettrico, il radar, il GOS, pilota automatico, libri e carte nautiche (di solito macchiate). Ogni metro dei chilometri di cablaggi passa da qui.
La porta di babordo da accesso alla cabina di poppa, enorme per gli standard dei 44 piedi, con un letto doppio, uno singolo, divanetto, armadi, finestre, specchio e un sacco di spazio per perdere le cose inutili. Lenzuola ricamate con il logo della barca, copriletto di Etro e tanti libri ne fanno una cuccia molto invitante.
A prua della zona cambusa/navigazione c’è la dinette. L’enorme palo nel mezzo non sarà mai trapanato per consentire una più diretta conversazione, come qualche pagliaccio ha proposto. Due divanetti per 3 persone ciascuno, due cuccette alle loro spalle e quattro metri di scaffali per libri ne fanno una zona molto accogliente. Tranne quando i libri cascano mentre la barca si inclina, cosa che succede anche troppo spesso visto che Cadeau è sovrinvelata e Marco si dimentica sempre di bloccarli come si deve.
La seconda cabina è a prua e vanta un enorme lettone sopra il quale si apre un grande passauomo che consente un corso progredito di astrofilia di notte e un più breve tragitto per l’acqua la mattina. Sotto il letto trovano posto giubbotti salvagente, almeno 300 metri quadrati di vela, 400 metri di cime, due bombole da sub e altre diavolerie quindi l’altezza del materasso potrebbe essere considerata altuccia da un cinese standard. Però è molto amplio e lungo oltre due metri.
Una storia a parte merita il bagno, ‘heads’, ovvero teste, in inglese (la ragione è ignota). E’ molto grande per gli standard della lunghezza, con molti armadietti e scaffali, un grande lavandino e spazio per una comoda doccia (che i belgi tendono a fare in coppia). Il WC marino merita un capitolo tutto per se, sintetizzabile descrivendo le idee di due scuole di pensiero. Da una parte il capitano, che adora il suo carissimo e famosissimo Blake e ne venera la qualità, il look e la totale affidabilità. Dall’altra gli utilizzatori normali, che bestemmiano regolarmente con la durezza della maniglia di espulsione, da qui la risposta dello skipper, che cita STS Lecky, Capitano di Sua Maestà, che sottolineava che i marinai non sono donnicciole. Il capitano comunque lubrifica frequentemente gli aparati e generalmente chiunque riesce a espellere quanto deve. Si ricorda che la carta igienica non si getta nella tazza ma nella cesta sotto il lavandino.
Tornando sul ponte dal passauomo, e cercando di non cadere nel foro come ha fatto Andy, con risultato particolarmente doloroso per il ginocchi, giriamo verso prua e diamo un’occhiata al ponte. Qui non si scherza e si troveranno 7 verricelli per manovrare scotte di spi, drizze, vangs, caricabassi, caricaalti e borose. Nonostante ciò lascia abbastanza spazio per abbronzarsi. La zona di prua è abbastanza libera per abbronzamenti, voli pindarici, tuffi e relax. Sempre che uno non cada nel passauomo di prua…
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